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Baumhaus è la dimostrazione che i luoghi possono cambiare vocazione senza perdere memoria. Nato dal recupero e dalla risemantizzazione di un ex spazio dedicato all’archiviazione documentale aziendale, oggi è un centro culturale indipendente nel cuore di Bologna, a pochi metri dai binari della Stazione Centrale. Dove prima si conservavano documenti, ora si producono idee, suoni, relazioni.
La trasformazione è stata strutturale e simbolica. Pavimentazione antisismica, isolamento fonoassorbente in celenit di qualità, un interior design essenziale che omaggia l’estetica industriale e ferroviaria del contesto urbano: uno spazio di 150 persone pensato per essere vicino, diretto, autentico. Nessuna monumentalità. Solo sostanza.
Baumhaus è un’impresa cooperativa che immagina e realizza progetti di formazione e produzione guidati da giustizia sociale, accessibilità e qualità culturale. Luca Padova, Presidente di Baumhaus, ne racconta la visione: un luogo che sostiene l’inclusione lavorativa di persone più fragili e che ripensa modelli di lavoro, economia e cultura con uno sguardo rivolto alle nuove generazioni e a chi resta ai margini del potere sociale ed economico. Qui la cultura non è decorazione: è infrastruttura.
In un contesto così ibrido – conferenze, rassegne estive curate da Damiano Miceli, concerti live intimi, DJ set immersivi – il sistema audio non poteva essere una scelta standard. Doveva essere uno strumento flessibile, capace di cambiare carattere senza perdere identità.
La configurazione ruota attorno a 2 VIO X315, supportate da VIO S118 in complemento sulle basse frequenze. A completare l’equipaggiamento palco, i monitor dBTechnologies FMX12 e FMX15, fondamentali per garantire affidabilità e coerenza anche nelle produzioni più articolate.
L’installazione non è stata immediata né superficiale. Inizialmente i diffusori erano semplicemente appoggiati: sono seguite prove, ascolti, riposizionamenti. L’obiettivo non era “far suonare forte”, ma far suonare giusto. In una sala contenuta ma con esigenze estremamente variabili, ogni dettaglio conta.
Oggi Baumhaus lavora su due configurazioni distinte. Una prevede l’utilizzo di un delay calibrato per garantire omogeneità e intelligibilità in assetto conferenza o live distribuito. L’altra è dedicata al DJ set immersivo, con copertura focalizzata sulla metà sala per aumentare l’impatto e la sensazione fisica del suono. I VIO S118 sono stati posizionati centralmente, non accoppiati lateralmente: questa scelta ha restituito maggiore spinta percepita e una distribuzione più efficace dell’energia in ambiente, migliorando punch e controllo sulle basse frequenze.
Il sistema è gestito tramite Aurora Net, utilizzato per crossover ed equalizzazione delle teste, permettendo una calibrazione puntuale e replicabile in base alla natura dell’evento. La versatilità non è teorica: è operativa.
Lorenzo Giordani, sound engineer resident, lo racconta senza esitazioni:
“Pulizia e versatilità sono fondamentali. Me ne sono accorto al Locus Festival: la resa di VIO era impressionante, la copertura sorprendente. Qui cercavamo proprio questo. Il primo giorno abbiamo collegato una spia quasi per prova e siamo rimasti colpiti subito: già in quel momento si capiva il livello dell’impianto.”
E il risultato si sente. Nei DJ set, dove il punch deve essere fisico ma controllato. Nei live intimi, dove arpeggi di chitarra, sussurri e armoniche calde non possono essere sacrificati alla pressione. Nelle conferenze, dove la parola deve restare intelligibile, presente, naturale.
Baumhaus è uno spazio che ha scelto di essere piccolo per essere preciso. E il sistema audio è coerente con questa scelta: potente quando serve, raffinato quando necessario, sempre sotto controllo e parte di una visione.
Nell'immagine, da sx: il sound engineer Lorenzo Giordani, Damiano Miceli, direttore artistico, e Carlo Schramm, sound engineer.